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Nel 300 dopo Cristo, Origene afferma che quattro sono i Vangeli della Chiesa, tutti gli altri sono eretici.

Il lungo travaglio di autoidentificazione delle prime generazioni cristiane si va concludendo.

Giustamente il Buonaiuti ha scritto che il Cristianesimo delle origini non è una filosofia ma una vera consegna religiosa, un messaggio di salvezza, un movimento apocalittico, un precetto di trasmutazione dei valori.

Lo stesso Luca dice, iniziando il suo Vangelo: "Sono molti coloro che si son messi a raccontare ciò che è avvenuto tra noi e si sono fatti ministri della Parola".

Agli albori del Cristianesimo quindi, non esiste una dottrina istituita, per cui l'eresia non può essere ancora riconosciuta come tale.

La proliferazione dei vangeli nasce dal bisogno di consolidare una tradizione, di partecipare la Verità, di istituire una comunione del fondamento, di una testimonianza a Cristo.

Assistiamo nel primi secoli al costituirsi di una credenza che rinnova alla radice i valori della vita.

Non importa se nella coscienza dei primi cristiani dormiva il sentimento della "Parousia" e cioè del prossimo ritorno trionfale del Messia e la fine del tempo.

Si va instaurando lentamente una cultura fondata sulla salvezza; ricordiamo che nel 70 la Palestina viene messa a ferro e fuoco dalle legioni romane.

Inoltre a ondate successive la primitiva materia evangelica è sottoposta a diverse influenze ideologiche e filosofiche nel mobilissimo universo giudeo-ellenistico mediterraneo.

Soprattutto la gnosi, intimamente spiritualistica, secondo l'ispirazione iranico-greca opera un tentativo di ribaltamento dei valori del messaggio salvifico.

Poi il lungo confronto con la cultura greca e latina, lo scendere a patti e il convergere di valori spiritualistici post-stoici del mondo classico con il rozzo ma splendente fanatismo popolare cristiano che arriva impetuoso dalla periferia povera dell'impero.

E' questo un capitolo troppo vasto per poterlo affrontare e che aprirebbe immediatamente una interminabile disputa sui rapporti tra il messaggio originario ispiratore e la costituzione dell'istituzione con i suoi dogmi e le sue influenze sullo sviluppo della civiltà, del progresso, della libertà e quindi sull'evolversi della storia.

Man mano che il messaggio salvifico perde il suo ardore messianico ed evolve, da annuncio prossimo del regno, in dottrina per l'uomo, pullulano le eresie come interpretazioni che pretendono il privilegio delle autorità e si identificano in varie sette, gruppi, scuole di apocalittici, ebioniti, gnostici, manichei, marcianiti...

Nel frattempo il sistema statale romano si difende, con sanguinose persecuzioni, senza tuttavia riuscire a debellare i suoi nemici né a favorire un accordo tra i perseguitati.

Comunemente l'aggettivo "apocrifo è considerato sinonimo di non autentico, erroneo, eretico. In realtà significa "segreto", "nascosto",da "apocriptos".

Nella terminologia religiosa indica libri segreti, rivelatori di verità occulte, non assimilabili dalle masse e destinati all'istruzione superiore di iniziati.

Di contro "canonico" viene dal greco "kanon" che significa asta, bastone, regolo per misurare e quindi norma.

In passato il termine di apocrifo veniva utilizzato per i testi gnostici che appunto si servivano di un linguaggio ermetico, ricco di simboli e di carattere esoterico.

Tali vangeli non hanno avuto fortuna nella maggioranza delle comunità popolari, per le loro caratteristiche elitarie. In realtà anche il Vangelo di Giovanni ha incontrato in molti ambienti considerevoli opposizioni per la sua impostazione di tipo gnostico.

Come si diceva, è solo nel IV secolo che nasce un vero elenco di scritti canonici e un altro di apocrifi, con il significato oramai di falsi ed eretici.

La primitiva tradizione cristiana si istituisce ed organizza in ortodossia e il suo futuro prende per sempre il segno della rivoluzione culturale paolina.

Tuttavia il rustico Vangelo di Marco appare più vicino a certi confratelli apocrifi che non ai contemporanei scritti i Paolo, il quale rivolgendosi agli ingenui testimoni di Galilea cosi si esprime: "Quand'anco io avessi conosciuto Cristo secondo la carne, oggi non lo voglio conoscere in altro modo che nello spirito".

E possibile per un non addetto al lavori una proficua lettura degli apocrifi?

Tale lettura deve tener conto del carattere di fiaba popolare arcaica, mescolata a polemiche e sfumature sottili che si contrappongono alla nascente tradizione ecclesiastica.

I personaggi degli apocrifi sono descritti nella loro umana e bizzarra psicologia.

Nei vangeli arabi dell'infanzia, Gesù appare capriccioso e discolo, e "il miracolo" è chiamato in causa di continuo e si mescola, quale ingenuo lustrino, al povero realismo degli scenari.

Sono miracoli penosi, senza accento spirituale, ma solo con il peso del potere. Un ragazzo urta Gesù bambino e Gesù lo fa secco, i genitori del morto si lamentano e lui li acceca.

Gesù rompe una brocca ma porta ugualmente l'acqua a sua madre dentro il mantello.

Il culmine della grottesca meccanicità del miracolo si ha nel racconto sulla morte di Maria. Gli Apostoli accorrono al capezzale con nuvole apposite, tipo jets personali.

Giuseppe è un altro personaggio degli apocrifi sempre imbarazzato dal proprio ruolo, quasi avesse coscienza del rischio di apparire come una macchietta.

Fanno contrasto con le piccinerie appena descritte, alcune liriche immagini del protovangelo di Giacomo.

Maria bambina viene allevata nel Tempio come una colomba che riceve il cibo dalle mani di un angelo, e quando chiede in che modo concepirà e partorirà, si sentirà rispondere: "Ti coprirà come un'ombra la Potenza del Signore".

E ancora la descrizione del silenzio cosmico che accompagna, con una magica sospensione dello scorrer del tempo, l'avvento della nascita del Salvatore.

L'arresto del tempo che accompagna gli apici della storia umana è d'altronde tema presente nella tradizione della nascita di altri personaggi religiosi come per esempio il Budda.

Basterà leggere il viaggio attraverso il deserto, verso Betlemme, raccontato dallo pseudo-Matteo, per sorridere dell'ingenuo gusto del meraviglioso.

Maria si sta riposando all'ombra di una altissima palma, è assetata e vorrebbe bere il succo di uno degli inaccessibili frutti. Giuseppe, al solito, brontola, facendo notare quanto è alto l'albero (sembra dire:" ma sono proprio tutte uguali le donne") e Gesù dall'interno del grembo sorride e ordina: "piegati albero e con i tuoi frutti dà ristoro alla mia mamma"

Allontanandosi dall'infanzia di Gesù, gli apocrifi mutano sensibilmente il carattere di narrazione popolare, esso si trasforma in un genere più ambizioso, ricco di spunti mitici e di elementare trionfalismo agiografico.

E' evidente lo sforzo narrativo volto a stupire la ingenua immaginazione popolare.

Quali indizi potremmo ricavare dalla nostra lettura laica, disinteressata ma incompetente?

Per prima cosa si resta colpiti dalla autenticità poetica di alcuni passi degli apocrifi.

Se il messaggio salvifico fosse paragonabile pitagoricamente ad un cerchio, gli apocrifi apparirebbero circoscritti, con continue foglie tangenziali verso incantesimi d'ombra.

I quattro canonici apparirebbero, invece, severamente inscritti. Con loro ci troviamo in un universo nel quale intensità e novità del messaggio non rompono l'arcana semplicità della parola, il dramma cristiano, l'incalzare degli eventi e il fiorire dei prodigi sono tutti interni alla solennità essenziale dell'annuncio.

Dentro gli apocrifi si sente l'ansito grosso della approssimazione, l'impazienza della meraviglia che vuol meravigliare, lo stupore di una fede ingenua che vuol stupire.

Arrivati a noi spogli della reverenza propria delle "parole da credere", il fiato delle loro parole ci appare arrendevolmente umano; tuttavia essi reclamano con le loro rozze fantasticherie e le raffinate insinuazioni, il diritto all'errore che è proprio delle parole umane.

In questo senso, la differenza tra canonici e apocrifi si fa meno netta e ciò che è negato dalla Chiesa è assorbito dalla cultura.

Nella Basilica di S. Maria Maggiore vengono riprodotti episodi narrati negli apocrifi.

Gran parte dei temi evangelici del Corano hanno origini apocrife.

L'abbondanza di affreschi e vetrate di cattedrali che dagli apocrifi hanno tratto ispirazione, testimonia la validità della letteratura apocrifa a tener desta per secoli la devozione popolare e a nutrirne la fantasia con leggende e narrazioni immaginose.

I primi studi sugli apocrifi cominciarono con l'Umanesimo e la Riforma Protestante (Guglielmo Postel, "Protovangelo di Maria", traduzione in latino, Basilea 1552).

E' un campo di ricerca fertilissimo e sarebbe impossibile elencare tutte le opere. Ricordo il "Codex apocrifus" di Fabricius, Amburgo 1703.

Alla fine dell'800 in Germania nel clima di scetticismo post-kantiano e della fenomenologia di Hegel sorse un entusiastico indirizzo di studi sugli apocrifi.

Si cercarono nella protoletteratura cristiana le tracce di un cristianesimo delle origini, non ancora inquinate dalle sovrastrutture dogmatiche e rituali.

Negli ultimi decenni due importantissime scoperte archeologiche hanno ancora modificato gli orientamenti critici. Nel 1945 a Nag Hammadi viene alla luce una intera biblioteca gnostica, contenente fra l'altro, opere totalmente ignote.

Nel 1947 a Qumran sul Mar Morto si scoprono tra l'altro manoscritti biblici e manuali di disciplina di una setta religiosa, (quasi certamente gli Esseni) contemporanea se non antecedente al primitivo Cristianesimo; si rilevano sorprendenti punti di contatto fra le credenze di tale setta e quella della protoletteratura cristiana.

Sulla base che la scoperta dei testi di Qumran potesse mettere a repentaglio la fede cristiana e sostenendo che studiosi credenti, per necessità di fede, rinunciassero all'obbiettività scientifica, negli anni '60, il giornalista americano Wilson intentava una campagna scandalistica, accusando di ostruzionismo e di insabbiamento dei lavori, studiosi cristiani ed ebrei.

Tali accuse si sono rivelate successivamente infondate: infatti, a 10 anni dalla scoperta, i testi ritrovati erano stati srotolati mediante difficili tecniche, tradotti e pubblicati. Per gli addetti ai lavori questi tempi appaiono estremamente rapidi, tenuto conto delle condizioni dei materiali, della frammentarietà e della differenza delle lingue dei testi (copto, greco, siriaco, aramaico ... ).

Dai testi di Qumran abbiamo avuto appunto notizia di un gruppo minoritario dissidente ebraico (quasi certamente Esseni) che sperava nell'avvento di un mondo migliore, più umano e più giusto, mondo nel quale il regno di Dio si sostituisse a quello dell'uomo e quindi a quello delle potenze del male e della morte.

Questa attesa del regno è il principale elemento che il gruppo di Qumrar ha in comune con la chiesa nascente.

Meriterebbe uno studio approfondito la possibilità che il monachesimo cristiano di pochi secoli dopo abbia avuto nella setta di Qumran la sua culla ideale.

La comunità di Qumran venerava la memoria di un Maestro di giustizia che era stato ucciso da un maestro empio. Dell'uno e dell'altro si è variamente proposta l'identificazione con personaggi storici dell'età dei Maccabei.

Si accompagnavano a tali credenze una angelologia e una demologia non scevre da speculazioni astrologiche.

I membri della setta dividevano l'umanità in due precise razze, secondo una rigida predestinazione; alla fine Dio farà trionfare in una guerra finale i figli della luce sul figli delle tenebre.

Si verificherà l'avvento del Messia Re secondo una dottrina segreta del Maestro di giustizia.

Molto più complesso si fa il discorso quando esaminiamo i Vangeli gnostici, il cui studio ha avuto in questi ultimi anni un notevole impulso, grazie alla scoperta dei manoscritti di Nag Hammadi.

"Gnosticismo" deriva dal greco "gnosis" (conoscenza). La conoscenza dello gnostico è rivolta all'origine dell'uomo e del suo mondo ed è diretta alla salvezza di questo mondo.

Lo gnosticismo professa una spaccatura profonda tra gli gnostici (o pneumatici o spirituali) e il mondo. Sostiene che l'umanità è divisa in tre categorie: pneumatici, psichici e ilici.

La "nabora" divina dello gnostico è caratterizzata dal risveglio dalla condizione di oblio e schiavitù, dalla presa di coscienza del suo vero essere, dalla tristezza e dal desiderio di ritorno verso la patria lontana.

Il ritotno inizia con la conoscenza di sé.

"Colui che non ha conosciuto sé stesso, non ha conosciuto nulla" (vang. Tommaso).

La Gnosi è quindi una dottrina salvifica di redenzione individuale; era vivacemente sentita nel mondo ellenistico per il decadimento delle città-stato e dei culti degli Dei olimpici.

La Gnosi favoriva un sincretismo culturale e religioso tra popolazioni diverse; rappresentava in un certo senso un vasto movimento di riforma inteso a delineare una religione filosofica capace di conciliare fede e ragione.

Movimento di entusiasti mistici, ma soprattutto di intellettuali , mancò sin dall'inizio di unità non solo quanto a organizzazione, ma quanto a una coscienza unitaria, pur nella sua varietà degli atteggiamenti.

Si caratterizzò anzi per una tendenza continua alla disgregazione.

Lo gnosticismo si metteva in diretto contrasto con la fede dei semplici (quella degli "psichici-) ai quali, nel migliore dei casi, era riservata una salvezza di grado inferiore.

Lo gnosticismo appariva il frutto di elucubrazioni dotte ed era inadatto a divenire fede vissuta intensamente dal popolo; non riuscì a diventare né religione etnica, malgrado le traduzioni dei vangeli gnostici in lingue popolari come il copto, né tantomeno una chiesa.

Lo stesso paganesimo gli sopravvisse, sia come tradizione superstiziosa, sia come altro tipo di religione filosoficheggiante e misterica.

Il cristianesimo ortodosso reagì duramente allo gnosticismo con Ireneo, Ippolito, Epifanio, Tertulliano e si sottrasse alle insidie, interiori od esteriori che fossero. Non solo si sottrasse, ma dalla coscienza del periodo ricavò una somma di utili insegnamenti per la costruzione della istituzione.

La scoperta di Nag Hammadi ha avuto importanti conseguenze in quanto gli studi sulla gnosi si dovevano fondare, in passato, sugli scritti dei grandi nemici cristiani ortodossi.

Per i vangeli gnostici abbiamo datazioni diverse dall'uno all'altro, gli anni nei quali si collocano i più importanti vanno dal 120 al 200 d.C.

Un quadro d'insieme non è possibile, non vi è dubbio che gli autori gnostici conoscessero la tradizione sinottica (Matteo, Marco e Luca) e la Tradizione Giovannea in forme forse anche differenti da quelle pervenute a noi.

Sono noti i vangeli di Tommaso, Maria, Della Verità, di Filippo, commentati da Moraldi.

Indubbiamente sono testi non facili per i non addetti al lavori, a volte l'ambiguità del testo rasenta l'incomprensibilità; ma si resta colpiti dalla tristezza, smarrimento e melanconia che permea i testi; tristezza ereditata, secondo i maestri gnostici, da Pietro dopo la morte di Gesù, dalla melanconia che avvolge gli Apostoli quando il Maestro, terminata la sua missione terrena, si allontana da loro.

E' la tristezza gnostica che sviluppa il desiderio per la lontana patria celeste, per il mondo migliore. Nasce la ricerca gnostica della verità che non è venuta nuda in questo mondo, che non si manifesta quale realmente è, ma in simboli e immagini e non la si può afferrare in altro modo.

"Ilregno è dentro di noi" (vang. Tommaso).

"Coluiche conosce il tutto ma è privo della conoscenza di sé stesso, è privo del tutto" (vang. Tommaso).

Tutta la teoria sugli Eoni, il Pleroma (Pienezza) e il Logos del vangelo della Verità non poteva certo trovare una ampia diffusione popolare.

Lo Stato romano aveva iniziato le prime rappresaglie contro i cristiani ortodossi. La loro intransigenza consolidata dall'esistenza di una forte organizzazione andavano costituendo una società speciale con proprie leggi, uno Stato nello Stato.

Gli apologisti ritorcevano le accuse di Roma.

La semplice e antica tolleranza o indifferenza della religione di Stato non bastava più, o il Cristianesimo, diverso ormai dal giudaismo, accettava di essere inglobato o restava avversario irriducibile.

Le persecuzioni iniziarono con l'evidente finalità di ammorbidire l'oltranzismo e di indurre un gran numero di cristiani ad inserirsi sulla religiosità ufficiale in un movimento di sincretismo religioso.

Lo gnosticismo, che respingeva l'esperienza del martirio, fu accusato di viltà e tradimento.

I semplici avevano bisogno di certezze e di fede che solo l'ortodossia poteva fornire.

Il vangelo di Filippo scritto probabilmente tra il 150 e il 190 dimostra una buona conoscenza della tradizione sinottica e paolina e accenna ad alcuni "misteria" o sacramenti. Parla di essi come di qualcosa non accessibile a tutti.

Ecco il mistero gnostico dell'acqua: "Non tutti quelli che scendono nell'acqua ne escono avendo ricevuto qualcosa".

Ecco il mistero gnostico del crisma il quale viene utilizzato per ungere con l'olio dell'albero della vita: l'ulivo, che è l'albero della misericordia, secondo qualche tradizione ebraica.

L'amore è simbolizzato dal fluido profumato che unisce ed è vivificato dall'unzione. Al ferito, il buon Samaritano dà vita ed olio: non è altro che l'amore spirituale dell'unzione.

Il mistero dell'unzione è il profumo della conoscenza, è il profumo come simbolo dell'unzione.

Facciata della Basilica di S. Maria Maggiore, nella quale

sono rappresentati acuni episodi tratti dai vangeli apocrifi.

Sorge ora una domanda spontanea: gli gnostici attingono dalla Chiesa ortodossa, adattandoli e sviluppandoli in maniera differente, i "misteria"? Sembra proprio di si, o tuttalpiù sembra che ambedue siano partiti da una tradizione preesistente sviluppandola in maniera indipendente. Vedi Ireneo (testo contro gli eretici 2 l- 3 / 5) e la Didaché degli antichi rituali di battesimo.

Per gli gnostici se la donna non si fosse separata dall'uomo non sarebbe morta con l'uomo.

All'origine della morte ci fu la sua separazione.

Il Cristo è venuto a porre riparo alla separazione che ebbe inizio sin dal principio e ad unire nuovamente i due, a vivificare coloro che erano morti per motivo della separazione (vang. Filippo).

Nei giorni in cui Eva si trovava in Adamo la morte non esisteva, la morte sopravvenne quando Eva fu separata da lui.

L'opera di Cristo è presentata come apocatastasi: come unione dei colori nel bianco, nella luce.

Ecco il "misterio"- del Pastos, del Ninfos e del Gamos.

"Splendente è la camera nunziale con i dolci effluvi di salvezza. La verità adorna le sue porte" (vang. Tommaso).

La divinità si presenta come pienezza o con il termine paolino di "Pleroma".

"Una volta c'erano il Penserio (emoia), assieme alla Grazia (karis) nel Silenzio (sighé). Questa pienezza forma l'oceano divino".

Qui il discorso diventa complesso: i 30 Eoni l'ultimo dei quali è Sofia che concretizza tre stati d'animo ilico-psichicopneumatico. Molti sono gli ilici, pochi gli psichici, rari gli pneumatici. Come tutte le filosofie religiose che cercano di dare spiegazioni di tipo razionale all'universo e interpretazioni scientifiche ai problemi del cosmo, della metafisica e dell'etica, anche lo gnosticismo si autodestinava alla frammentazione eretica nei confronti dell'ortodossia e non riusciva a toccare le masse.

Di contro il cristianesimo ortodosso prendeva spunto, per ingentilirsi e rendersi più accettabile alle classi colte, dall'analisi critica delle varie filosofie eretiche.

Proprio attraverso la lotta alle eresie si consolidava l'istituzione.

Lo gnosticismo era un'acuta espressione dell'angoscia esistenziale umana del suo tempo e cercava una soluzione personale, contraria ad ogni genere di confessionalismo e di istituzionalismo.

Tertulliano affermava che le domande: "da dove viene l'umanità, da dove e perché viene il male", rendono eretici in quanto solo la Chiesa cattolica può offrire le risposte più vere.

Secondo il vangelo gnostico di Verità, il processo di scoperta inizia quando si fa l'esperienza individuale dell'angoscia della condizione umana: è un'esperienza diretta, sostanzialmente solitaria.

In realtà proprio nel Vangelo di Marco si legge (4-10-12) che Gesù celava il suo insegnamento alle masse e lo confidava solo al pochi che considerava degni di riceverlo.

Prima di concludere citiamo un detto che il vangelo di Filippo attribuisce a Gesù.:

"Come potranno essere riconosciuti i veri fratelli da quelli falsi ed ipocriti? Dai loro frutti li riconoscerete".

E' comprensibile, anche oggi, sentirsi nel bisogno e nella tristezza gnostica, perché si va avanti negli anni e nella ricerca, più ci si sente vicini al pensiero di Platone: "la certezza di avere trovato la verità non si addice a un uomo intelligente"-.

Continuiamo il cammino e, parafrasando un testo gnostico, terminiamo con l'augurio che non capiti ciò che successe a quell'asino che girando attorno a una mola, per una intera vita, percorse centinaia di miglia, ma quando fu sciolto si trovò ancora nello stesso posto.

Tanti uomini purtroppo camminano molto ma non arrivano mai da nessuna parte.

(da Hiram n. 4 aprile 1987 - Soc. Erasmo Roma)

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