1. Come Gesù nella sua Incarnazione divenne uno di noi in ogni cosa salvo che nel peccato, così anche noi quando siamo stati mandati come Fratelli contempla­tivi in nuovi paesi o in nuovi stati all'interno dello stesso paese, in vero spirito di missionarietà:


- saremo distaccati dalla nostra terra d'origine, dalla nostra cultura e lingua;

- impareremo ad amare la nuova terra e i suoi abitanti, apprenderemo la loro lingua, c'informeremo sulla loro storia, cultura e convinzioni religiose;

- rispetteremo le loro abitudini e i loro costumi e tuttavia, in quanto membri di una famiglia religiosa internazionale, manterremo la libertà di usare ciò che è sacro, bello, e necessario dalle culture di qualsiasi popolo e nazione nell'intera famiglia di Dio, adottan­do, tuttavia, in modo particolare, la cultura, gli usi e le consuetudini di Gesù Cristo e dei suoi santi che non passeranno mai di moda e che contengono il me­glio di tutte le culture di tutto quanto il mondo.



2. Se entriamo a far parte di una Comunità fuori del nostro paese o veniamo mandati in missione, accette­remo liberamente la nostra destinazione, felici di sof­frire e morire con la gente, se occorrerà, e pronti a re­stare in quel luogo finché l'obbedienza non ci farà tornar via.

Nell'adattarci al modello di vita della gente fra cui stiamo, sacrificheremo ciò che non è strettamente ne­cessario alla nostra vita, tenendo presente che siamo in rapporto non solamente coi poveri di quel paese ma con i poveri di tutto il mondo.



3. L'abbandono totale... Per noi, la vita contemplativa significa anche una risposta ardente e gioiosa alla sua richiesta di una unione più intima con Lui me­diante:

- un abbandonarsi completamente nelle sue mani;

- un cedere totalmente ad ogni suo gesto d'amore, dandogli libertà suprema sopra di noi, perché Egli possa esprimere il suo amore come più gli piace, sen­za tener conto di noi stessi;

- un bramare con ardente desiderio tutto il sacri­ficio e la gioia insite in quell'unione.

Ciò significa anche:

- essere prigioniero volontario del suo amore, vittima volontaria del suo amore ferito, olocausto vi­vente e

- anche se ci taglia a pezzi, saper gridare: « Ogni brandello è tuo ».



4. Una fede amante significa per la nostra vita con­templativa:

- una confidenza assoluta, incondizionata e in­crollabile in Dio, nostro Padre amorevole, anche quando pare che tutto stia fallendo;

- un guardare a Lui solo come nostro aiuto e pro­tettore;

- uno smettere di dubitare e di essere scoraggiati, gettando tutte le nostre preoccupazioni e i nostri af­fanni sul Signore e camminando con ~n senso di com­pleta libertà;

- essere coraggiosi e assolutamente senza paure di fronte agli ostacoli, ben sapendo che niente è im­possibile a Dio e

- un fare totalmente assegnamento sul nostro Pa­dre celeste, mossi da quello spontaneo abbandono, ti­pico dei bambini, interamente persuasi della nostra assoluta nullità, ma confidando sino ad apparirne sconsiderati, nella sua bontà paterna, animati da co­raggiosa confidenza.



5. La letizia è proprio il frutto dello Spirito Santo e un chiaro segno che esso regna dentro di noi. Gesù condivise la propria gioia con i Suoi discepoli: « Che la mia gioia sia in voi e che la vostra gioia sia piena (Gv. 15,11). La nostra gioia è un frutto della genero­sità, assenza di egoismo e stretta unione con Dio; poi­ché concede il massimo colui che dona con gioia e Dio ama un lieto donatore.



6. Ce ne andremo volontariamente in città e villaggi, per tutto il mondo, anche nei quartieri più squallidi e pericolosi, con Maria, la Madre Immacolata di Gesù, alla ricerca dei più poveri spiritualmente, sorretti dal tenero affetto dì Dio e proclamando ad essi la buona novella della salvezza e della speranza, cantando con loro le sue canzoni, portando loro il Suo amore, la sua pace e la sua gioia.



7. Chiameremo i peccatori alla conversione e li por­teremo a Dio con il nostro personale interessamento nei loro confronti, proclameremo con loro la miseri­cordia di Dio, e quando sarà necessario ricorderemo loro anche la giustizia di Dio e gli indicheremo la via della salvezza mediante lo spirito di abnegazione e la croce; li condurremo a un completo cambiamento delle attitudini e del cuore, mediante la fede nel nome di Gesù e vivendo il suo messaggio di amore per il Padre e per il prossimo.



8. Istruiremo gli ignoranti con la forza dell'esempio delle nostre vite, vissute interamente in e con Gesù Cristo Nostro Signore, diventando testimoni della ve­rità del Vangelo con una tenace devozione personale, e un amore ardente a Cristo e alla sua Chiesa ed an­che con la proclamazione verbale della Parola di Dio, senza timore, apertamente e chiaramente, secondo l'insegnamento della Chiesa, ovunque se ne presenti l'opportunità.



9. Consiglieremo i dubbiosi ascoltandoli attentamen­te, con amore, devotamente e poi annunciando loro la verità di Dio, con fermezza, gentilmente e con amore.

Sosterremo coloro che sono tentati con la nostra preghiera, le nostre mortificazioni e un amore com­prensivo; quando poi se ne offrirà l'occasione, anche con parole di luce e di incoraggiamento.

Daremo la nostra amicizia a chi è senza amici, con­forteremo gli ammalati e chi soffre con un amore vero e mostrando loro la nostra personale partecipazione, identificandoci con essi nel loro dolore e sofferenza e pregando con essi perché Dio li conforti e li guarisca e incoraggiandoli a offrire le loro sofferenze al Signore per la salvezza del mondo intero.



10 Sopporteremo pazientemente le offese non op­ponendoci ai malvagi... se qualcuno ci colpirà sulla guancia destra offriamogli anche la sinistra; se qualcuno ci prende qualcosa, non cerchiamo di ri­prenderla.

Perdoneremo le ingiurie, non desiderando vendet­ta, ma restituendo bene per male, amando i nostri ne­mici, e pregando per coloro che ci perseguitano e be­nedicendo coloro che ci maledicono.

Porteremo il dono della preghiera dentro le vite di quelli che spiritualmente sono i più poveri, pregando con loro e per loro e facendo sperimentare ad essi, personalmente, la preghiera e la realtà della promes­sa di Gesù: « Chiedete e vi sarà dato. Qualunque cosa chiediate in nome mio ve la concederò ».


11. L'umiltà è verità; perciò, in tutta sincerità dob­biamo essere capaci di levare lo sguardo e dire: «Pos­so compiere tutte queste cose in Lui che mi dà la for­za ». Grazie a tale affermazione di San Paolo, dovete nutrire una certa fiducia nel compiere la vostra opera

- o meglio, l'opera di Dio - bene, efficacemente, anche perfettamente, con Gesù e per Gesù. Convince­tevi che da soli non potete fare nulla, che non posse­dete nulla eccetto il peccato, la fragilità e la miseria: che tutti i doni della natura e della grazia che avete, li avete per merito di Dio.



12. L'aspetto missionario della nostra chiamata alla contemplazione troverà la sua espressione nel recarci con sollecitudine dallo spiritualmente più povero tra i poveri;

- personalmente, per proclamare la pace, la gioia e l'amore di Dio in qualunque luogo siamo mandati, come pure in spirito, in ogni parte dell'immenso creato di Dio, dal pianeta più lontano sino agli abissi del mare, dalla cappella del convento più isolato sino alla chiesa più abbandonata, da una clinica per l'aborto di una città sino alla cella di una prigione in un'altra, dalla Sorgente di un fiume in un continente alla grotta di una montagna solitaria in un altro, e anche dentro il paradiso e fino alla porta dell'inferno, pregando con e per ciascun essere creato da Dio perché venga salvato e santificato ciascuno per cui è stato sparso il sangue del Figlio di Dio.



13. L'aspetto contemplativo della nostra vocazione missionaria ci fa radunare assieme tutto l'universo per portarlo nel mezzo del nostro cuore, dove risiede Colui che è la fonte e il Signore del creato, mantenen­doci in comunione con Lui, bevendo alla sorgente stessa la calma profonda e la quiete interiore e la fre­schezza di Dio, lasciando che l'acqua pura della gra­zia divina scorra copiosamente e incessantemente dal­l'origine su tutta la creazione.



14. L'aspetto universale della nostra vita di contem­plazione ci fa pregare e contemplare con ogni cosa e per ogni cosa, specialmente con gli spiritualmente più poveri tra i poveri di tutto quanto il mondo.



15. L'aspetto di semplicità della nostra vita di con­templazione ci fa vedere il volto di Dio in ogni cosa e in ognuno, ovunque e sempre. Ci fa vedere la sua ma­no in tutti gli avvenimenti e ci fa fare tutto quel che facciamo... sia che pensiamo, studiamo, lavoriamo, parliamo, mangiamo o ci riposiamo... in Gesù, con Gesù, per Gesù e a Gesù, sotto lo sguardo amoroso del Padre, essendo totalmente a sua disposizione, qualunque sia la forma in cui egli scelga di venire a noi.



16. Non dobbiamo sprecare il nostro tempo alla ri­cerca di esperienze straordinarie nella nostra vita di contemplazione, ma vivere di pura fede, attenti e pronti alla sua venuta, compiendo i nostri doveri gior­no dopo giorno con straordinario amore e devozione.



17. La nostra contemplazione è gioia pura, nella con­sapevolezza della presenza del Signore. ~ puro silen­zio, mentre sperimentiamo la sua pienezza. La con­templazione è la nostra vita. Non è tanto un modo di fare quanto un modo di essere. ~ il possesso del no­stro spirito da parte dello Spirito Santo che alita in noi la pienezza di Dio e che ci manda incontro a tutto il creato come suo personale messaggio d'amore.



18. La nostra vita di contemplazione è semplice­mente: un realizzare la costante presenza di Dio e il suo tenero amore per noi anche nelle piccolissime cose della vita e un essere costantemente a sua disposizione, amandolo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l'anima e con tutte le forze, senza guardare in quale forma Egli si presenta a noi.

Siamo chiamati a restare immersi nella contempla­zione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che si amano vicendevolmente e amano noi, manifestandolo nelle grandi meraviglie della creazione, della reden­zione e della santificazione.



19. Non dobbiamo fare troppo affidamento sui libri scritti dagli uomini per imparare la contemplazione, bensì porci dinanzi a Gesù e domandargli di mandar­ci il suo Spirito perché ci insegni come contemplare.



20. La formazione non ci verrà data tanto dalle paro­le, ma dall'esempio vivente di coloro che di essa si oc­cupano, come pure di ciascuno nella comunità, e ver­rà anche dalla preghiera, dal sacrificio e dalla vera, personale sollecitudine per coloro che stanno prepa­rando, nelle loro vite, la via per il Signore.



21. Gesù che contempla dentro di noi è anche la roc­cia della nostra contemplazione, la foresta della no­stra meditazione, il deserto della solitudine, il nostro eremo, la grotta nella quale rimaniamo profonda­mente immersi nella contemplazione di Dio, in comu­nione con tutti i nostri Fratelli e le nostre Sorelle.



22. Trascorreremo due ore al giorno, all'alba e al tramonto, in adorazione di Gesù, esposto nel Santissi­mo Sacramento. Le nostre ore di adorazione saranno ore speciali di riparazione per il male della società e di intercessione per i bisogni di tutto il mondo, espo­nendo l'umanità malata per il peccato e sofferente ai raggi che risanano, che sostengono, che trasformano, emananti da Gesù, nell'Eucarestia.



23. I contemplativi e gli asceti di tutte le epoche e di tutte le religioni hanno cercato Dio nel silenzio, nella solitudine del deserto, della foresta, dei monti. Gesù stesso trascorse quaranta giorni nel deserto e lunghe ore in comunione con il Padre, nel silenzio della notte sulle montagne.



24. Anche noi siamo chiamati a ritirarci, a intervalli, in un silenzio più profondo e in solitudine con Dio, assieme alla comunità come pure privatamente, per essere soli con Lui, non con i nostri libri, i nostri pen­sieri ed i ricordi, ma strappati completamente da ogni cosa, per abitare amorevolmente con la sua presenza: silenziosi, svuotati, in attesa, immobili.



25. Il sacramento della penitenza è un atto dell'amo­re perfetto di Dio, verso l'uomo e l'intero universo. Essa cerca di riconciliare l'uomo con Dio, l'uomo con l'uomo e l'uomo con la creazione di Dio, operando l'unità in Gesù, con Gesù e attraverso Gesù di tutto ciò che era stato distrutto dal peccato. E per noi una gioiosa identificazione col Cristo crocefisso; è una fa­me di perdersi in Lui, cosicché nulla rimanga di noi, ma Lui solo nella sua gloria radiosa che trascina tutti gli uomini al Padre. « Se il chicco di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, porta molto frutto» (Cv. 12, 24).



26. Proprio come un rigido inverno apre la strada alla primavera, la penitenza ci prepara alla santità di Dio, riempiendoci della sua visione e del suo amore. Ci rende sempre più mondi dal peccato e ci pone in sintonia con l'opera dello Spirito che vive in noi, po­nendo tutto il nostro essere sotto la potente influenza di Gesù. Ci immerge nella profonda contemplazione di Dio.



27. « Noi siamo tenuti in esilio dalla presenza del Si­gnore fino a che siamo dentro questo corpo e bramia­mo ancora le cose di questo mondo » (San Francesco d'Assisi). Non è possibile alcuna contemplazione sen­za ascetismo e senza sacrificio di se~. « La strada verso Dio richiede una sola cosa indispensabile: una since­ra negazione di sé, esteriore e interiore, attraverso l'abbandono di sé, sia nel soffrire per il Cristo che nell'annullarsi in tutte le cose » (San Giovanni della Croce).



28. Adotteremo particolari gesti e atteggiamenti di preghiera servendocene significativamente per meglio esprimere la nostra devozione. Perciò

- useremo l'acqua santa come un segno di purifi­cazione interiore e di benedizione di Dio;

- faremo il segno della croce accuratamente come un segno di completa appartenenza al Padre, al Fi­glio e allo Spirito Santo, scelti e messi da parte per la contemplazione e l'amore, sigillati ai poteri della car­ne, del mondo e del diavolo;

- terremo le nostre mani giunte in preghiera co­me un segno di profondo rispetto e adorazione di Dio;

- ci inginocchieremo con devozione, come un se­gno di adorazione, di supplica, di intercessione, di umiltà e di penitenza;

- pregheremo stando in piedi, eretti, nella pre­ghiera liturgica, come un segno della partecipazione comunitaria del popolo di Dio nella adorazione pub­blica della Chiesa - la Chiesa pellegrina verso il Pa­dre - come segno pure della nostra liberazione e re­surrezione in Cristo, e del nostro rispetto, della nostra vigilanza e disponibilità in ogni cosa;

- pregheremo stando seduti con grande concen­trazione significando la nostra capacità di ascolto, di docilità, di intimità, di contemplazione e di amorevole fiducia;

- ci prostreremo profondamente nell'adorazione come simbolo di un totale abbandono.



29. Faremo del nostro meglio per introdurre e inco­raggiare la preghiera personale e familiare, la medi­tazione e la lettura spirituale, partecipando la Parola di Dio, nelle Scritture, fra di noi e, se è possibile, in ogni casa che visitiamo.



30. Rinunciamo deliberatamente a tutti i desideri di vedere il frutto della nostra fatica, facendo tutto quel che possiamo e come meglio ne siamo capaci, lascian­do il resto nelle mani di Dio.

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