Ultimi Articoli di Cristalloterapia

Cristalli per Eccessiva Preoccupazione per gli Altri

E' molto nobile preoccuparsi per il benessere degli altri, ma anche l'atteggiamento più' nobile diventa negativo…

Cristalli per lo Scoraggiamento o la Disperazione

La maggior parte delle persone soffre di scoraggiamento o di disperazione.Questi stati emozionali negativi nascono da…

Cristalli per coloro che hanno Paura

La paura è all'origine di moltissimi tipi di sofferenza, per questo è necessario agire a livello…

Energizzare l'Acqua coi Cristalli

Per energetizzare e caricare l'acqua con le proprietà dei cristalli e consigliabile utilizzare contenitore di vetro…

Cristalli per Coloro che soffrono Incertezza

L'incertezza è la conseguenza della sfiducia in se stessi, nasce dal non sapere cosa accadrà'…

Cristalli per Mancanza di Interesse

Molto spesso si vive il presente con indifferenza o con assenza di interesse, senza nemmeno rendersene…

Cristalli per chi Soffre di Solitudine

La solitudine procura una sofferenza molto forte e nasce sempre da un modo errato di vivere…

Cristalli per Ipersensibilità a Influenze e Idee Altrui

Questa disposizione mentale negativa può' portare anche al fanatismo ed è molto diffusa tra gli associati…
madre-teresa «A un certo punto... suor Teresa del Bambin Gesù ricevette la sua misteriosa 'chiamata dentro la chiamata'... ebbe l'assoluta certezza di dover lasciare la sicurezza del convento andare a vivere nei quartieri poveri della città, povera in mezzo ai poveri, e servire coloro con cui il Cristo nel Vangelo di Matteo si era identificato in un modo così speciale. »

Agnese Bojaxhiu, universalmente conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje, oggi in Albania. Nella sua infanzia, Agne¬se si distinse unicamente per la sua «ordinarietà». Anche la sua pietà giovanile non fu niente di diverso da quello che si poteva trovare in una normale famiglia cattolica del tempo.

I genitori di Agnese, Dranafile e Nicola, erano albanesi ed erano fieri della loro patria. Nicola era impegnato con successo negli affari.

 Il suo lavoro lo portava spesso in giro per l'Europa, da dove, al ritorno, sapeva incantare Agnese, suo fratello e sua sorella maggiori di lei, con i suoi racconti di viaggio. Nicola si interessava anche alla politica e appoggia¬va decisamente coloro che avevano lottato per la libertà dell'Albania negli anni precedenti alla prima guerra mondiale, quando le relazioni con la Serbia erano peggiorate. Nel 1912, l'indipendenza dell'Albania dalla Serbia fu motivo di grandi festeggiamenti in casa Bojaxhiu.


Nel 1919, quando Agnese aveva otto anni, la tranquilla vita familiare fu bruscamente interrotta dall'improvvisa morte di Nicola. il suo socio in affari si prese tutti i beni dell'azienda, lasciando alla famiglia Bojaxhiu soltanto la casa in cui abitava. I genitori di Agnese si erano sempre preoccupati di instillare nei loro figli sentimenti di solidarietà con quanti erano più poveri di loro. Ora la famiglia Bojaxhiu speri¬mentava la povertà direttamente sulla propria pelle. Non solo sopravvisse ma riuscì anche a essere felice e unita.


Già da bambina Agnese aveva sempre sentito una particolare attrazione per i poveri e all'età di 12 armi si sentì chiamata alla vita religiosa, nonostante fosse molto felice in casa e la sua conoscenza della vita religiosa fosse praticamente nulla. A quell'età non aveva mai visto e tanto meno parlato con una suora.


L'immaginazione di Agnese fu attratta anzitutto dallAfrica, ma poi rivolse il suo pensiero all'India. Le suore della congregazione internazionale Loreto lavoravano a Calcutta.


Agnese chiese di poter entrare nella loro congregazione e, nell'ottobre del 1928, lasciò la sua terra natale per Parigi e poi per la Casa Madre della congregazione a Rathfarnham (Dublino), dove rimase sei settimane.
Vi è ben poco nel suo postulato e noviziato e nella sua vita di professa che attiri l'attenzione e meriti di essere segnalato. Postulante in Irlanda, Agnese scelse il nome di «Teresa» in onore di Santa Teresa del Bambin Gesù, la carmelitana francese del xix secolo, che aveva raggiunto le vette della santità grazie alla fedeltà a Dio nelle piccole cose della vita di tutti i giorni. Da quel momento in poi Agnese fu conosciuta come suor Maria Teresa del Bambin Gesù. Le sue sei settimane in Irlanda furono spese a studiare l'inglese.


Nel dicembre del 1928, suor Maria Teresa del Bambin Gesù lasciò Dublino per Calcutta, dove giunse il 6 gennaio 1929. Non sappiamo nulla del suo primo impatto con la città che sarebbe diventata la sua patria e sulla quale avrebbe attirato l'attenzione del mondo intero. In realtà, vi passò una sola settimana, andando poi a raggiungere le altre novizie a Darjeeling, dove nel 1931 fece i suoi voti temporanei di povertà, castità e obbedienza. Dopo la professione religiosa fu mandata a insegnar& storia e geografia in una delle sei scuole dirette dalle Suore Loreto a Calcutta.


Durante i suoi primi anni in India, suor Maria Te¬resa del Bambin Gesù dovette imparare una terza lingua - il bengalese - per poter lavorare in mezzo alle ragazze bengalesi nella scuola superiore Santa Maria, situata nello stesso recinto della scuola Loreto.


Per distinguerla da una suora irlandese che aveva lo stesso nome, si prese l'abitudine di chiamarla «Teresa bengalese». Nel 1939, due anni dopo la professione perpetua di Teresa nella congregazione Loreto, scoppiò la secon¬da guerra mondiale. I conventi di Calcutta furono costretti a evacuare i loro studenti. I più lo fecero, ma per molte ragazze non rimase altra scelta che restare in città. La «Teresa bengalese» restò con loro per aiutarle a proseguire la loro formazione. Alcune di quelle ragazze presero l'abitudine di accompagnarla nelle sue visite regolari ai bustees o quartieri poveri della città. Esse sarebbero diventate in seguito le prime Missionarie della Carità.


Negli anni '40, lo stato di salute di Madre Teresa si aggravò in modo preoccupante. Temendo che si trattasse di tubercolosi, la superiora delle Suore Loreto ordinò a Teresa di andare a riposarsi nella casa di montagna di Darjeeling. A un certo punto, durante quel viaggio, suor Teresa del Bambin Gesù ricevette la sua misteriosa «chiamata dentro la chiamata», il cui anniversario viene celebrato ancor oggi dalle sue consorelle e dai suoi collaboratori. Arrivando a Darjeeling Teresa ebbe l'assoluta certezza di dover lasciare la sicurezza del convento, andare a vivere nei quartieri poveri della città, povera in mezzo ai poveri, e servire coloro con cui il Cristo nel Vangelo di Matteo (25,35-36) si era identificato in un modo così speciale. E questo nonostante, con la sua fragile salute, sembrasse del tutto inadatta per una missione del genere.


La sola persona con cui Teresa parlò di questa «chiamata nella chiamata» fu il suo direttore spirituale, il gesuita padre Celeste van Exem, il quale le chiese di pazientare, che a tempo debito lui avrebbe presentato la richiesta all'arcivescovo di Calcutta. Le suggerì anche di non parlarne con la sua superiora della congregazione Loreto, tanto più che era lui stesso molto perplesso circa l'opportunità della presenza di una suora nei quartieri poveri.


In quei giorni, l'arcivescovo di Calcutta cadde gravemente ammalato. Impaziente di cominciare la sua nuova vita, suor Teresa gli fece pervenire un messaggio assicurandolo delle sue preghiere. Se fosse guarito, avrebbe visto in questo un segno che la sua chiamata veniva realmente da Dio e le avrebbe per¬messo di iniziare la sua nuova vita? L'arcivescovo guarì, ma continuò a rinviare la concessione del permesso, finché un giorno permise a suor Teresa di scrivere alla Madre generale della congregazione Loreto e di chiedere un indulto di secolarizzazione che, se concesso, l'avrebbe ridotta allo stato laicale e quindi autorizzata a lasciare il convento.
Pur desiderando lasciare il convento, ma restando religiosa, suor Teresa fece quanto le aveva suggerito l'arcivescovo.


A questo punto, ella stessa parla di un intervento della divina Provvidenza. Sia la Madre generale che Roma ignorarono la sua richiesta di un indulto di secolarizzazione e le concessero quello che veramente desiderava e cioè un indulto di exclaustrazione, che le permetteva di lasciare il convento e di continuare a essere religiosa.


Il 16 agosto 1948, all'età di trentotto anni, suor Teresa del Bambin Gesù lasciò il suo convento con un san di ricambio, cinque rupie e un biglietto ferroviario per Patna, dove avrebbe seguito un breve corso di infermieristica presso le suore della missione me¬dica prima di iniziare il suo lavoro nei quartieri poveri.


Ritornando a Calcutta, Madre Teresa dovette anzitutto procurarsi un alloggio. Dopo molte ricerche, poté disporre di una stanza al piano superiore di una casa di proprietà dei quattro fratelli Gomez, musulmani, situata in Creek Lane 14, da dove ella partiva ogni giorno per recarsi ad insegnare nella sua «scuola», uno spiazzo all'aria aperta fra le baracche. Lì tracciava nel fango le lettere dell'alfabeto davanti a un numero crescente di ragazzi.


I primi giorni furono difficili sia spiritualmente che fisicamente. Madre Teresa sentì la mancanza di quella vita comunitaria che aveva condotto fino a quel momento. Era sola e spesso soffriva letteralmente la fame. Allora lasciava un bigliettino a pian terreno della casa dei Gomez: «Signor Gomez, non ho nulla da mangiare. Per favore, mi dia qualcosa da mangiare». La famiglia Gomez non si sottrasse mai a questi appelli.


Nel marzo del 1949, bussò alla porta di Creek Lane la prima delle ex allieve di Madre Teresa, la futura suor Agnese, che avrebbe aperto un continuo flusso di aspiranti suore. Dieci anni dopo, si resero assolutamente necessari locali più spaziosi. Un musulmano, che lasciava definitivamente Calcutta per far ritorno in Pakistan, cedette alle suore la sua casa per un prezzo inferiore al prezzo del terreno sul quale era costruita.
Cedendo quella che è ancor oggi la Casa Madre della congregazione delle Missionarie della Carità, esclamò: «Ho ricevuto questa casa da Dio; a Dio la restituisco».


Tutto venne in risposta alla preghiera. Si racconta che a volte le Sorelle non avevano nulla per la cena e che inaspettatamente arrivava uno sconosciuto con sporte piene di riso. In ogni caso si riuscì sempre a rispondere alle necessità dei poveri. Anzi sembra che Madre Teresa non dovesse fare altro che gettare una medaglia della Vergine Maria oltre il muro di cinta di una proprietà sulla quale aveva fatto un pensiero perché quella proprietà si rendesse subito disponibile per quel lavoro che ella presentava sem¬pre non come suo, ma come lavoro di Dio.


Oggi, quella per cui le Missionarie della Carità sono più conosciute è forse la loro attività in mezzo ai morenti. Madre Teresa chiese alle autorità municipali una «casa» da adibire a questo scopo. Ottenne una costruzione annessa al tempio indù della dea Kali, che serviva come dormitorio per i pellegrini. Quella costruzione venne battezzata «Nirmal Hriday» o «Luogo del Cuore immacolato», e fu ben presto conosciuta in tutto il mondo come «La casa dei moribondi».


Nel 1955, Madre Teresa aprì, a pochi passi dalla Casa Madre, Shishu Bhavan, la prima casa per i bambi¬ni. Fra le priorità di Madre Teresa vi fu sempre quella della cura dei lebbrosi. Essi avevano certamente bisogno di ospedali e di alcune cliniche mobili, ma Madre Teresa si preoccupò anche di lottare contro la paura che suscitava quella malattia. Fece di tutto per far comprendere all'opinione pubblica la situazione dei lebbrosi e soprattutto l'infondatezza del timore di contagio, attraverso una vera e propria campagna con lo slogan: «Tocca un lebbroso con la tua com¬passione».


La lebbra non era necessariamente una malattia contagiosa. Essa poteva essere curata e i malati di lebbra potevano ritornare tranquillamente in seno alla comunità. Bastava solo che le loro famiglie fossero disposte a riceverli. Madre Teresa insisteva sempre sul fatto che non bastava fare delle offerte, ma che bisognava coinvolgersi personalmente con i poveri.


La campagna a favore dei lebbrosi ebbe un insperato successo. Oltre a sensibilizzare le coscienze sul problema essa produsse anche abbastanza danaro per aprire un importante dispensano. La prospettiva di dover parlare ai convenuti in occasione della sua apertura terrorizzava letteralmente Madre Teresa, la quale riu¬cì a farsi sostituire in questo dalla sua amica e collaboratrice Ann Blaikie.
L'amicizia fra queste due donne portò alla fondazione del Movimento dei Collaboratori di Madre Teresa, un'organizzazione mondiale di laici che offrono aiuto materiale alle Missionarie della Carità.


I collaboratori hanno avuto un ruolo fondamentale nella crescita e nella riuscita dell'azione di Madre Teresa, soprattutto attraverso la costituzione del ramo «malato e sofferente». Si tratta di una rete che collega un Missionario della Carità, Fratello o Sorella, con un «secondo sé», il quale, pur non potendo prendere parte attiva al lavoro a causa della sua malattia, desidera offrire le proprie sofferenze a Dio per un determinato Missionario della Carità e per il suo lavoro.


Alla fine degli anni '50 l'attività della congregazione delle Missionarie della Carità era ancora confinata all'arcidiocesi di Calcutta, ma le Missionarie erano ormai pronte a spiccare il volo. Inviti stavano giungendo da altre parti dell'India, compresa Delhi. Nel 1959 l'arcivescovo di Calcutta permise a Madre Teresa di accettare tre inviti. Il Primo ministro, Jawaharlal Nehru, presenziò all'apertura della casa per bambini di Delhi. Il sostegno di Nehru fu di grande importanza per la rapida diffusione dell'attività di Madre Teresa. Furono aperte case persino a Bombay, nonostante gli abitanti fossero riluttanti ad ammettere che anche la loro opulenta città possedesse quartieri poveri.


Nel 1965 la nuova congregazione ebbe l'approvazione ufficiale di Roma. Nel luglio di quell'anno Madre Teresa con cinque consorelle aprì la prima fondazione estera in Venezuela. Nel 1968 Paolo VI invitò le Missionarie della Carità a lavorare in mezzo ai poveri di Roma. Seguirono poi molti altri inviti.


Nel 1968, in occasione di una delle sue prime visite a Londra, Madre Teresa fu intervistata per la televisione inglese da Malcolm Muggeridge. Muggeridge non sapeva nulla di quella suora, a parte le poche notizie che era riuscito a racimolare mentre si recava allo studio televisivo. Tecnicamente parlando, quell'intervista fu un totale disastro. Fu comunque trasmessa una domenica sera ed ebbe un successo strepitoso. Arrivarono soldi e montagne di lettere, tutte pressapoco dello stesso tenore: «Quella donna mi ha interpellato come non era mai successo, per cui mi sento obbligato ad aiutarla». L'anno seguente Muggeridge condusse un equipe cinematografica a Calcutta per girare il film Something Beautifutfor God (Qualcosa di bello per Dio). Se mai Madre Teresa aveva sperato di restare anonima, quel film pose fine a ogni sua speranza in tal senso.


Nel 1970, durante una visita a Londra, Madre Teresa fu condotta a visitare alcuni di coloro che dormivano sotto i ponti della ferrovia o sui marciapiedi. Si rese chiaramente conto che i più poveri dei poveri non sono necessariamente coloro che soffrono di gravi malformazioni fisiche. La povertà dell'Occidente era, semmai, un problema ancora più difficile da risolvere. Cristo chiedeva di essere amato anche in coloro che soffrivano di solitudine, nei tossicodipendenti, negli alcolizzati e negli anziani trascurati dei paesi occidentali. Per Madre Teresa l'aspetto spirituale della sua attività era capitale. Nei poveri di cui si prendeva cura, assieme alle sue consorelle, ella credeva veramente di toccare il corpo piagato di Cristo.

La sua attività trovava la sua forza in Dio. Madre Teresa è stata la prima a sot¬tolineare che l'attività delle Missionarie della Carità non si spiega affatto con le capacità delle suore. «Umanamente parlando è impossibile, è fuori discussione. Nessuna di noi ha l'esperienza. Nessuna di noi possiede le cose che il mondo cerca. E questo il miracolo di tutte quelle piccole sorelle e di tutte quelle piccole persone sparse nel mondo».


L'eucaristia è il mezzo principale di cui dispongono le Sorelle e i Fratelli per sostenersi. Madre Teresa non cessò mai di ricordare l'assoluta necessità della preghiera e del silenzio del cuore «nel quale Dio parla». Il quadro è completato da un po' di sofferenza personale. «Senza sofferenza, il nostro lavoro sarebbe semplice attività sociale, certamente molto bella e utile, ma non sarebbe l'azione di Gesù. Non sarebbe parte della redenzione».
Forse sorprende vedere come Madre Teresa sia riusci¬ta a «sposare» la sua convinzione della centralità di Cristo e della verità del cristianesimo con il più profondo rispetto di tutte le concezioni religiose. Ella e le Sorelle sono assolutamente convinte che il loro scopo,


in tutto quello che fanno, è di fare di un indù un migliore indù, di un cristiano un miglior cristiano e di un musulmano un miglior musulmano. In questo madre Teresa seguiva la stessa strada di Charles de Foucauld, l'aristocratico francese che, all'inizio del nostro secolo, abbandonò un'inutile carriera militare per seguire Cristo in totale povertà fra i Tuareg del Nord Mrica. Ella aveva spesso con sé una copia sgualcita di Come toro di René Voillaume, un volume che riproduce gli insegnamenti di Charles de Foucauld.
Anche se parlava di se stessa come di «una piccola matita nelle mani di Dio», volendo indicare con questo che nessuno guarda alla matita quando legge una lettera, Madre Teresa non riuscì a sfuggire alle luci della ribalta e non poté realizzare il suo grande desiderio: quello di «ritirarsi» negli ultimi anni a lavorare nella casa dei moribondi.


Nonostante i suoi tentativi di farsi da parte, adducendo motivi di età e di salute, nel 1992 fu riconfermata superiora generale delle Missionarie della Carità. I suoi viaggi la portarono sempre più lontano e la sua attività si estese anche agli ammalati di MDS degli Stati Uniti e ai poveri di Mosca e della Georgia.


Negli anni '70 fu fondato anche un ramo contemplativo di suore e un gruppo contemplativo di uomini. Così pure fu creato un ramo per sacerdoti che desideravano esercitare il loro ministero nello spirito di Madre Teresa. Nel 1989 nacquero i Missionari Laici della Carità per riunire coloro che, sposati o no, desiderassero fare una professione annuale dei voti privati di povertà, castità (coniugale) e obbedienza e dedicarsi volontariamente al servizio dei più poveri dei poveri.


Nel 1991 la parabola di Madre Teresa tornò al suo punto di partenza. In quell'anno «Nona Teresa» portò le Missionarie della Carità nella sua terra d'origine, l'Albania, dove ricevettero una calorosa accoglienza. Madre Teresa aveva sperato di ritornarvi già molti anni prima, quando sua madre, morente, aveva chiesto di vedere la sua figlia più giovane, ma non aveva potuto esaudire quel desiderio poiché non era certa che poi avrebbe ottenuto il permesso di lasciare il paese. Ritornando nella sua terra natale, nel 1991, Madre Teresa rimase molto commossa al vedere che mani sconosciute avevano amorevolmente tenuto in ordine le tombe di sua madre e di sua sorella.
Negli ultimi anni continuò a viaggiare per il mondo esortando gli uomini alla generosità nei confronti dei loro simili più bisognosi.


Madre Teresa si è spenta a Calcutta il 5 settembre 1997 all'età di ottantasette anni. I suoi funerali sono stati seguiti da milioni di telespettatori in tutto il mondo.

5 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Rating 5.00 (1 Vote)

Commenti (0)

There are no comments posted here yet

Lascia i tuoi commenti

Posting comment as a guest. Sign up or login to your account.
Allegati (0 / 3)
Share Your Location
Digitare il testo presente nell'immagine qui sotto. Non è chiaro?

Visita il Nostro Negozio

×
Seguici su Facebook!