La Via del Tantra - parte 2

La Via del Tantra - parte 2

Gli organi della vista, dell'udito, del gusto e dell'olfatto risiedono in modo sottile nella terra e negli altri elementi che appartengono a livelli di realtà inferiori, e il più elevato non va al di là dello stadio dell'illusione (māyātattva), mentre il tatto risiede al livello superiore dell'energia, in quanto sensazione sottile ineffabile a cui lo yogin aspira senza sosta; questo contatto sfocia infatti in una coscienza identica al puro firmamento, che brilla di luce propria. 

Abhinavagupta - Tantraloka XI, 29-33

Il tatto, per i tantrici,  è il principe dei sensi . Tutte le pratiche si basano sul "sentire", ovvero sul percepire il flusso di energie sottili, dove sottile va inteso nel senso letterale del termine: il flusso che scorre nei canali energetici (rappresentati graficamente come i petali dei cakra) viene descritto nei testi come "più sottile di un capello".

b2ap3_thumbnail_Tantra_099.jpgLa sensibilità necessaria per le pratiche tantriche è quella, febbrile, della madre che avverte con i capezzoli il bisogno di latte del bambino prima ancora di udirne il pianto. Una sensibilità che è legata alla dolcezza, alla leggerezza, all'ascolto interiore.

Tutto ciò che invece è connesso al possesso, alla brama di potere, all'invidia, alla gelosia diviene un'ostacolo  perchè crea quella che Abhinavagupta definisce "rugosità" (vedi Tantraloka XXVIII). La  rugosità è sinonimo di contrazione, di blocchi che impediscono la libera espansione della coscienza.

I due amanti devono essere disposti  ad annullarsi  l'uno nell'altro fino a fondersi in ciò che è definito kramamudrā, un termine tecnico che sta ad indicare l'insorgere di una vibrazione  non volontaria dei corpi, il ritmo, alternato nell'uomo e nella donna, dell'assorbimento e dell'emergenza della coscienza di cui la penetrazione è una rappresentazione sul piano grossolano.

Kramamudrā è una specie di danza dei ventri una vibrazione sottile  che parte dall'ombelico (il muscolo puboccogigeo più probabilmente) e mette in moto tutto l'asse dei diaframmi corporei ( pelvico, urogenitale, toracico, gola, palato molle), ed è il sintomo della risalita di kuṇḍalinī.

Non si può imitare e non si può ricercare volontariamente: deve insorgere (parola che ricorre spesso nei testi) naturalmente, così come insorgono i gesti e i sospiri di piacere degli amanti. Detto così sembra facile, il problema nasce dalle strutture mentali degli occidentali che nella maggior parte dei casi, sono incapaci di liberarsi dai vincoli morali e culturali  affidandosi completamente al sentire e al godere.

La sensazione della risalita di  kuṇḍalinī nelle pratiche sessuali è così sottile, dolce che basta un pensiero tra virgolette "negativo" per far "ridiscendere l'energia.

La frase FAR RIDISCENDERE L'ENERGIA non è una metafora. Ecco un altro problema degli yubyamoccidentali: spesso l'approccio con lo yoga è viziato dalle due tendenze eguali e di senso contrario, della devozione e della speculazione filosofica. L'approccio devozionale, per come lo intendo io, è quello che ti fa accettare per vere senza muovere un ciglio, le spiegazioni più assurde di tecniche e fenomeni.

Per approccio filosofico intendo invece l'abitudine a interpretare i simboli e le immagini come metafore di qualcosa d'altro altrimenti inesprimibile. Bisogna tener conto che il tantra è un qualcosa di eminentemente pratico, basato sull'esperienza.

Se si parla di un cakra, ad esempio vishuddha cakra, bisogna vederlo come una tavola anatomica e non come il simbolo di chissà  quale verità metafisica. Ogni petalo indica una nadi ovvero un canale energetico, sottile come un capello, attraverso il quale  si muovono le energie che SONO SEMPRE E COMUNQUE kuṇḍalinī, e le lettere iscritte nei petali ci danno la frequenza delle energie che scorrono in quelle nadi. Il triangolo centrale ha una precisa corrispondenza  sia nella fisiologia sottile (proiezione del KAMAKALA) sia nell'anatomia occidentale (ugola), il pericarpo (centro) è una sezione della VIA MEDIANA (interno della colonna), la sillaba che è iscritta al centro (haṃ nel caso del cakra della gola) sta ad indicare la frequenza che "attiva" le energie dei singoli petali.

Da ogni loto poi emanano i marīci o raggi luminosi.

Se le sillabe iscritte nei petali rappresentano le NOTE FONDAMENTALI della manifestazione, i marīci identificati  a seconda delle scuole con una serie di divinità o con i "muni", combinandosi tra loro danno vita a tutte le possibili varianti dell'esistenza sia universale che individuale. La conoscenza dei marīci è fondamentale per il lavoro sulle energie sottili e per la comprensione dell'identità tra microcosmo e macrocosmo. 

Sono 360 come i gradi dell'ECLITTICA e i giorni dell'anno lunare e sono divisi in questo modo:

FUOCO - 118 RAGGI:

mūlādhāra 56 raggi,

svadhiṣṭhāna 62 raggi.

SOLE - 106 RAGGI:

maṇipūra 52 raggi,

anāhata 54 raggi.

LUNA - 136 RAGGI:

viśuddha 72 raggi,

ājñā 64 raggi.

I 360 marīci sono i raggi irradiati dalle Dea, e danno vita alle stagioni, agli stadi della vita, alle emozioni, i pensieri ecc. ecc..

marīci è anche il nome della Dea Durga nell'atto di irradiare la manifestazione.

I tibetani la chiamano Ozer Chenma (Regina di luce) ovvero TARA

Nello stato tra virgolette "normale" dell'essere umano, la RADIANZA della Dea in forma di marīci si disperde in tutte le attività di "CORPO/PAROLA/MENTE" , ma quando si scatena il desiderio sessuale i raggi si dirigono verso la "RUOTA CENTRALE", il cakra dell'ombelico, i cui dieci petali rappresentano i canali in cui scorrono i dieci "soffi vitali" fondamentali.

3ChakraManipura

Il calore legato all'accendersi del desiderio così come  il rossore delle guance, il turgore delle labbra, la maggior morbidezza della pelle e delle articolazioni, sono gli effetti della concentrazione delle energie "radianti" nel maṇipūra cakra.

E'  KUNDALINI che viene risvegliata dalla forza del desiderio. Le energie tendono a ridiscendere verso i cakra inferiori per dar luogo all'unione sessuale e all'emissione dell'orgasmo, che rappresenta un momento di "assorbimento" (samadhi) di uno o di entrambi gli amanti. Anche nel caso di rapporti ripetuti e del rinnovarsi del desiderio, il rapporto sessuale segue sempre la stessa dinamica: eccitazione (sguardi, carezze, baci....)/cambio della percezione /penetrazione/emissione.

Può accadere, a volte di percepire un'attimo prima dell'orgasmo, una specie di lampo, una luce CHIARA, come la definiscono i buddisti, e questa chiara luce è la visione della radianza della dea.

Per un istante gli amanti, o uno dei due, si immergono completamente in quella luce e nel suono che accompagna l'emissione (rappresentati nel tantra dalla sillaba aḥ ) perdendo il senso del tempo, dello spazio e dell'individualità. ma si tratta appunto di un istante: kuṇḍalinī, si risveglia, attiva tutti gli organi del corpo e quindi ridiscende per assopirsi nuovamente dopo l'emissione, detta dai Tantrici "VELENO". 

Il lavoro che si compie nel tantrismo sessuale è quello di mantenere l'attenzione nello spazio tra la nascita del desiderio e il Veleno, aumentando progressivamente l'eccitazione di kuṇḍalinī mediante processi definiti di FRIZIONE ed EFFERVESCENZA, fino ad alimentare sempre di più le energie delle dieci nadi del cakra dell'ombelico.

Ad un certo punto, nell'alternarsi di eccitazione/assorbimento nell'altro e riposo/assorbimento in b2ap3_thumbnail_Tantra_182.jpgsé, l'energia accumulata nella "RUOTA CENTRALE" è così potente da far "drizzare kuṇḍalinī (che prima di allora si muoveva a spirale) come un bastone". I venti o soffi vitali dell'ombelico assumono quindi il ruolo di "PORTATORI DI BASTONE" e vengono rappresentati pittoricamente  come due servi intenti a far vento ai due amanti o alla Dea o al Tridente: 

Le tecniche tantriche finalizzate a trasformare il rapporto sessuale nell'unione mistica con la divinità, cominciano con l'apprendere l'arte di raccogliere la "RADIANZA" della Dea nell'ombelico per permetterne la risalita.

Questa prima fase è finalizzata alla trasformazione e al reindirizzamente dell'energia vitale, detta ojas ed alla sua utilizzazione consapevole da parte di entrambi gli amanti per raggiungere uno stato che potremmo definire di samadhi vigile, o samadhi stabilizzato.

fine seconda parte. Continua.....Tratto dal Blog di paoloproietti.rnk

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